Dilemma Terapeutico

Viviamo in occidente e la nostra cultura scientifica deriva dalla fisica Newtoniana.

Niente di male se non fosse che vivendo l’Universo come fosse una macchina, siamo abituati a scomporre tutto. Entrare nel dettaglio, nell’infinitamente piccolo. E lo facciamo anche col corpo umano.

Spesso riusciamo ad isolare ogni singola cellula “malata” dal resto del corpo. Ma l’unità di sistema è così violata.

La visione olistica, al contrario, ci porta a pensare che anche se il problema è isolato ad una singola unità, è l’intero ad essere in crisi. E’ l’intero che dovrà essere sottoposto a modifiche. E’ l’intero che cura!

Ritengo che oggi la maggior parte delle problematiche che siano dolori articolari o patologie serie, nascono dal nostro stile di vita. Alimentazione scorretta, ritmi incessanti, stress cronico con pensieri ansiosi anche quando dormiamo.

Ciò che propongo non è un lavoro sull’unità, ma sull’intero. Lavoro sulla salute per spingere sulla naturale capacità di autoguarigione del sistema.

Per anni mi sono adoperato ad aiutare i miei assistiti a risolvere problemi lavorando sul problema. Funziona! Ma è una coperta corta. Tiri sulle spalle e si scoprono i piedi.

Sono un facilitatore della salute, non un guaritore. Il guaritore sei tu.

Siamo fatti di cellule; studi di embriologia dimostrano che queste si specializzano andando a formare tessuti e organi. Poi abbiamo delle emozioni che secondo molti sono “a parte”, invece fanno parte della biologia speciale. Sono programmi sensati no fuori dal contesto, bensì funzionali alla vita.

Mente e corpo sono un’unica cosa. Gli organi lavorano secondo input che provengono dall’ipotalamo e questo è soggetto alle nostre emozioni, ai nostri pensieri. I pensieri sono materiali. Sono energia che si trasformano in biochimica e quindi in reazioni fisiche.

Inoltre la “materia” del nostro corpo è costituito dalla “materia” che ingeriamo.

In sintesi, SIAMO EMOZIONI MATERIALIZZATE CON L’ALIMENTAZIONE.

Migliori sono le emozioni che viviamo, migliore è la qualità del cibo ingerito, maggiore sarà la nostra energia e migliore sarà la nostra salute.

Non mi sostituisco ad altri tipi di terapia, bensì mi integro potenziando la risposta velocizzando la guarigione.

Quando ti “nasce” un sintomo cerchi di ricondurlo ad un evento esterno e se non lo trovi evidente, cerchi nella memoria e ti convinci che un trauma fisico subito 10 anni prima si faccia risentire oggi. Perché non provi a pensare invece a chiederti se nei giorni precedenti hai avuto malesseri di tipo emotivo oppure sgarri esagerati di tipo alimentare?

Quindi si cerca una terapia localizzata, sul sintomo doloroso convinti che la causa possa risiedere esclusivamente li. Può essere, ma capita più spesso di dover intervenire in zone del corpo distanti dal dolore al fine di eliminarlo alla radice.

E pe quanto riguarda la sintomatologia di tipo emozionale. Le emozioni risiedono nel corpo. Spesso chi è vittima di un trauma che non riesce a collocare e fissare nel “passato”, vive ogni attimo presente con timore, con ansia. Chiaramente una terapia verbale è indicata ed ha la precedenza, ma anche un trattamento manuale che mira a donare fiducia alla persona, a rimuovere blocchi energetici, a permettere alla persona di ritrovare il contatto col proprio corpo e di viverlo serenamente è decisamente utile.

Qual è quindi il DILEMMA TERAPEUTICO?

Approcciarsi al problema con una visione meccanicista o energetica? Un corpo formato da tanti ingranaggi che lavorano all’unisono o unico ed inscindibile apparato? La mia formazione parte dalla struttura e solo con l’esperienza si è allargata all’energetica. Il corpo è si struttura, biochimica, mente e spirito, ma non 4 elementi bensì uno unico.

Poi quando parliamo di “spirito” potrebbe non aver  senso per il ricevente; ne ha tantissimo invece per l’operatore. Così come internamente non vi è soluzione di continuità nel network fasciale-connettivale, non ve n’è neppure tra le frequenze di cui siamo composti e quelle dell’ambiente circostante e, per esteso, siamo tutt’uno con “il verbo” (“..in principio era il verbo..” prima lettera di Giovanni, Libro dell’Apocalisse) Verbo, cioè “suono”, cioè vibrazione, cioè frequenza.

Ve ne accorgete inconsciamente quando “respirate” in un luogo sacro, oppure in mezzo alla folla in un ambiente stressante. Le frequenze ambientali modificano anche la vostra. Per questo motivo il mio studio è in un posto chiuso al traffico, poco movimentato. (se hai tempo guarda questo video)

Vi invito a provare, senza giudizio, con lo stato d’animo di uno scettico, cioè di colui che non conosce quello che affermo ,non si fida della parola ma è aperto a scoprire e sperimentare. Atteggiamento quindi neutrale, non “credulone” e nemmeno “cinico”.

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